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Visibilità AI e SEO

Chiedi a ChatGPT chi sei. Poi leggi bene la risposta.

Le AI generative rispondono già alle domande dei tuoi clienti, e nella risposta il tuo nome c'è o non c'è. La verifica si fa in mezz'ora, senza strumenti a pagamento. Quello che trovi dice più di un audit tecnico.

Sara Lucarini19 agosto 20266 min di lettura
Una folla vista dall'alto, tre persone illuminate da un fascio di luce e tutte le altre nel buio

In sintesi

  • Le AI generative non ordinano dieci risultati come Google. Costruiscono una risposta e ne citano poche. O sei tra quelle, o per chi legge non esisti.
  • La verifica di base costa mezz'ora e un foglio di calcolo. Cinque domande, quattro modelli, nessuno strumento a pagamento.
  • Conta più come vieni descritto che se vieni nominato. Una descrizione sbagliata fa più danni dell'assenza.
  • Quasi sempre il problema non è tecnico. È che il sito parla di sé e non risponde a nessuna domanda.
In questo articolo
  1. Cosa cambia rispetto a Google
  2. La verifica, in mezz'ora
  3. Come si legge quello che trovi
  4. Perché non ti cita
  5. Da dove partirei
  6. Domande frequenti

Prova adesso, mentre leggi. Apri una chat nuova su ChatGPT e scrivi la domanda che farebbe un tuo cliente. Non il nome della tua azienda, la domanda. Qualcosa come "a chi mi rivolgo per rimettere ordine nel marketing di una piccola azienda", oppure "che software uso per gestire gli ordini di una manifattura da quindici persone".

Leggi la risposta. Ci sono dei nomi. Con ogni probabilità non è il tuo.

Non è una questione di orgoglio. È che quella risposta, per chi la sta leggendo, ha appena chiuso il discorso. Non c'è una seconda pagina da guardare.

Cosa cambia rispetto a Google

Per vent'anni la visibilità si è misurata in posizioni. Primo, terzo, nono. Era un ordine, e la persona sceglieva dentro quell'ordine. Se eri settimo non eri invisibile, eri settimo.

Una risposta generativa non è un ordine, è una selezione. Nomina due o tre aziende e le altre non le nomina. Non le mette più in basso, le lascia fuori. Lo stesso vale per le AI Overview che Google mostra sopra i risultati, che sono la stessa logica applicata dentro casa sua.

Da qui vengono due conseguenze pratiche, e la seconda è quella che si sottovaluta.

Confronto tra una pagina di risultati di Google, con dieci link fra cui scegliere, e una risposta generativa che nomina soltanto tre aziende
Dieci risultati sono un ordine, e dentro un ordine scegli tu. Una risposta generativa è una selezione: due o tre nomi, e il resto non compare.
Una precisazione onesta

Questo non vuol dire che la SEO sia finita. Le fonti che i modelli usano si sovrappongono in buona parte con quello che si posiziona bene su Google. Il lavoro tecnico serve ancora, serve solo che non basta più da solo. Chi vende "la fine della SEO" sta vendendo un titolo, non un metodo.

La verifica, in mezz'ora

Per la prima volta non servono strumenti a pagamento. Servono cinque domande scritte bene, quattro modelli e un foglio di calcolo.

  1. Scrivi cinque domande da cliente, non da azienda. Le domande da azienda suonano così, "migliore consulente marketing Marche". Le domande da cliente suonano così, "ho una PMI, faccio tanto marketing e non capisco cosa funziona, a chi mi rivolgo". La seconda è quella che le persone scrivono davvero in chat, perché in chat si parla, non si cercano parole chiave.
  2. Apri quattro modelli. ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity. Rispondono in modo diverso e attingono a fonti diverse, quindi uno solo non è un campione.
  3. Usa chat nuove, senza cronologia. Se il modello ti conosce già dalle conversazioni precedenti, la risposta che leggi non è quella che leggerebbe un estraneo. Dove puoi, esci dall'account.
  4. Fai la stessa domanda identica, senza aggiustarla. La tentazione di riformulare finché non esce il nome giusto è forte. Riformulare significa suggerire, e a quel punto stai misurando la tua domanda, non la tua visibilità.
  5. Annota tre cose per ogni risposta. Chi viene nominato, con quale descrizione, e quale fonte viene citata. La terza colonna è quella che quasi tutti dimenticano ed è la più utile.
  6. Ripeti ogni domanda una seconda volta. Le risposte variano tra un tentativo e l'altro. Se un nome compare due volte su due, è un segnale. Se compare una volta su due, è rumore.
Il foglio di calcolo della verifica: una riga per ogni domanda, una colonna per ogni modello, e per ogni risposta chi viene nominato, con quale descrizione e quale fonte citata
Il foglio della verifica. La terza colonna, la fonte citata, è quella che quasi tutti dimenticano ed è la più utile.
La regola che cambia il risultato

Non scrivere mai il nome della tua azienda dentro la domanda. Se lo scrivi tu, il modello lo riprende e te lo restituisce, e tu leggi una conferma che non hai ottenuto. È il modo più rapido per uscire da questa verifica più tranquilla e altrettanto invisibile di prima.

Come si legge quello che trovi

Alla fine della mezz'ora avrai uno di questi quattro quadri, spesso più di uno insieme.

Non compari. È il caso più frequente ed è anche il meno grave, perché è chiaro cosa manca. Non c'è niente da correggere, c'è da costruire.

Compari, ma descritto male. Qui il lavoro è diverso e più urgente. Il modello ha preso quella descrizione da qualche parte, e quel "da qualche parte" è quasi sempre una pagina vecchia, un profilo mai aggiornato o una scheda compilata anni fa da qualcun altro.

Compaiono i tuoi concorrenti, e non sono quelli che avevi in testa. Questo è il regalo nascosto della verifica. Non ti dice solo dove sei tu, ti dice chi il mercato considera un'alternativa a te. Nell'analisi di mercato quella lista è sempre il punto in cui cambia la conversazione, perché i concorrenti che si citano in riunione e quelli che contendono davvero il cliente raramente coincidono.

Viene citata una fonte che non controlli. Un elenco di settore, una testata, un forum. È un'informazione operativa, perché ti dice esattamente dove serve esserci, e non esserci solo con un nome.

Perché non ti cita

Quando vado a vedere il perché, quattro cause coprono quasi tutti i casi. Le metto in ordine di frequenza.

Il sito parla di sé. "Chi siamo", "I nostri servizi", "La nostra mission". Nessuna di queste pagine risponde a una domanda. Un modello generativo cerca un passaggio da poter citare come risposta, e da una pagina di presentazione non riesce a estrarlo. Questa è la causa numero uno e non ha niente a che fare con la tecnologia.

Le risposte ci sono, ma non sono testo. Stanno dentro un PDF scaricabile, un video, un carosello su Instagram, le slide di una presentazione. Contenuto buono, in un formato che non entra in una risposta.

Non esisti fuori dal tuo sito. Nessuna menzione, nessun elenco di settore, profili fermi al 2021. Un modello che non trova conferme da nessun'altra parte tende a non esporsi facendo il tuo nome.

Il sito è tecnicamente illeggibile. Contenuti che compaiono solo dopo l'esecuzione di uno script, oppure crawler bloccati senza saperlo. Capita meno spesso di quanto si racconti, ma quando capita spiega tutto da solo.

Da dove partirei

Non da un piano editoriale da dodici mesi. Da tre cose, in ordine.

Una pagina, una domanda. Il titolo è la domanda. La risposta sta nei primi due paragrafi, non alla fine. Poi viene tutto il resto, il contesto, le eccezioni, gli esempi. Scritta così, quella pagina è citabile. Scritta al contrario, con la premessa lunga e la risposta in fondo, non lo è.

Frasi che si reggono da sole. Se una frase ha senso solo dopo aver letto le tre precedenti, non verrà mai estratta. È forse l'unico vero cambiamento di scrittura richiesto, e non peggiora il testo per le persone. Lo migliora.

Rifare la verifica tra un mese, sulle stesse domande. Una fotografia sola non è una tendenza. È anche il punto in cui uno strumento inizia ad avere senso, perché ripetere venti domande su quattro modelli ogni mese a mano si smette di farlo dopo due giri. Il Radar AI nasce esattamente da qui, dal fatto che il lavoro manuale della prima volta non si regge nel tempo.

Non c'è una tecnologia nuova da inseguire. C'è lo stesso lavoro di sempre, spostato di un passo. Prima si trattava di farsi trovare. Adesso si tratta di essere la fonte che qualcun altro usa per rispondere. Se vuoi vedere come si tengono insieme la parte su Google e quella sulle AI senza fare due lavori diversi, l'ho scritto nella pagina sulla presenza organica.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se ChatGPT conosce la mia azienda?

Apri una chat nuova, senza cronologia, e fai la domanda che farebbe un cliente, non il nome della tua azienda. Ripeti la stessa domanda su Gemini, Claude e Perplexity, e annota chi viene nominato e con quale descrizione. Un modello che ti nomina solo quando gli scrivi tu il nome non ti conosce: sta leggendo la tua domanda.

Serve uno strumento a pagamento per misurare la visibilità sulle AI?

Per la prima verifica no. Servono cinque domande scritte bene, quattro modelli e un foglio di calcolo. Uno strumento serve dopo, quando la verifica va ripetuta ogni mese sulle stesse domande e i risultati vanno confrontati nel tempo.

Perché le AI citano i miei concorrenti e non me?

Nella maggior parte dei casi perché i concorrenti hanno pagine che rispondono a una domanda precisa, mentre il tuo sito descrive chi sei e cosa offri. Un modello generativo cerca un passaggio da citare, e da una pagina di presentazione non riesce a estrarlo.

Se compaio nelle risposte AI, la SEO non serve più?

Serve ancora. Le fonti che i modelli usano si sovrappongono in buona parte con quello che si posiziona bene su Google, quindi il lavoro tecnico resta la base. Cambia il fatto che non basta più da solo: posizionarsi porta clic, essere citati porta menzione anche quando il clic non arriva.

Ogni quanto va rifatta la verifica?

Una volta al mese, sulle stesse domande e con lo stesso metodo. Una fotografia sola non è una tendenza, e le risposte dei modelli cambiano nel tempo anche senza che tu abbia toccato niente.

Sara Lucarini

Sara Lucarini

Fractional CMO per PMI. Direzione marketing sui dati e visibilità del brand nelle risposte generative. Chi sono →

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